Even though the travel is the fil rouge of Raffaella Crispino's work, the degree to which this is a pretext of the experimentation of the self, of the accentuation of the subjective perception rather than an anachronistic search for the exotic, is evidenced by its own modus operandi. The widespread and indespensable nomadic condition, cultural as well as physical, of the contemporary artist is manifested through the stimuli presented in her work generating a sometimes nostalgic aesthetics which distant suggestions are mixing with the present, fading into a palette of which time and space are the distinctive elements. Although Claude Lévi Strauss was right in sustaining that we are living in the era of the end of the travel, because globalization itself is making it pointless, the fact remains that we have gone from pursuing the authenticity of the travel experience to a search of an intensification of the perception, moving from an ideologic to a phenomenological dimension. The artist is capable of capturing the perception of the different, which can also be a part of everyday life, which she "finds" even in what appears to be insignificant.
The colonial flavor of the potraits from Saigon juxtaposed to the stamps with colorful birds whispers stories which have never been told, dream-like affinities between distant times and places united by their beauty and lightness. Thus in the video, a building of worship which appears indecipherable, as much of a Cambodian temple as a Renaissance gable, becomes the background of a birds' flight amplified by a sound as ambiguous and alienating as the image itself. An exotic ruin in a rarefied, almost ureal atmosphere, or a temporary suspension? If we want, a delicate meeting between East and West universalized by the flight of the birds, in which the assonances, the cultural derivations, are deliberately mystified.
The artist's interest for architecture, intended as a "social" discipline and for the urban landscape is rediscovered in De Haan, a decalogue of "portraits" of the civil architectures of the homonymous Belgian town. Camouflaged in the distance, the section rises slowly to the eye, dominated, crushed by the weight of the abstract geometry and the plastic nature of the installation. By distrancing herself from a romantic idea of the travel, Raffaella Crispino clearly mocks the clichés of South-East Asia in utilizing Lonely Planets itienaries, maximum icon of a globalized tourism, as a metaphor for the war strategies, or offering, with disarming simplicity and intellectual objectivity, the "panorama" from a Palestinian house, placing us in front of a real and tangible sign of modern colonialism.
The travel is hence an intimate search, a spiritual rather than real wandering, because in the end we always and only experience ourselves (F. Nietzsche).
Sebbene il fil rouge del lavoro di Raffaella Crispino sia il viaggio, è evidente dal suo stesso modus operandi quanto esso sia un pretesto per la sperimentazione del sé, per l'accentuazione della percezione soggettiva piuttosto che un'anacronistica ricerca di esotismo. La diffusa e imprescindibile condizione di nomadismo, culturale quanto fisico, dell'artista contemporaneo si manifesta negli stimoli presenti nel suo lavoro generando un'estetica a tratti nostalgica in cui suggestioni lontane si mescolano al presente sfumandosi in una tavolozza in cui il tempo e lo spazio sono gli elementi distintivi. Se è pur vero che viviamo nell'"epoca della fine dei viaggi", come sosteneva Claude Lèvi Strauss, perché è la globalizzazione stessa a renderlo definitivamente vano, resta di fatto che si è passati dal perseguimento della autenticità dell'esperienza del viaggio ad una ricerca di intensificazione della percezione, spostandoci da una dimensione ideologica a una fenomenologica. L'artista è in grado di cogliere la percezione del diverso, non necessariamente fuori dalla quotidianità: è in grado di "trovare" nell'apparentemente insignificante.
Il sapore coloniale dei ritratti di Saigon affrontati a francobolli con uccelli variopinti sussurra storie mai scritte, oniriche affinità tra tempi e luoghi lontani accomunati dalla bellezza e dalla leggerezza. Così nel video, un edificio di culto dalle sembianze indecifrabili, tanto un tempio cambogiano quanto un timpano rinascimentale, diviene lo sfondo per un volo d'uccelli amplificato da un sonoro ambiguo e straniante quanto l'immagine stessa. Una rovina esotica in un'atmosfera rarefatta, quasi irreale, o una sospensione temporale? Se vogliamo un delicato incontro tra Oriente e Occidente universalizzato dal volo degli uccelli, in cui le assonanze, le derivazioni culturali, sono volutamente mistificate.
L'interesse dell'artista per l'architettura intesa come disciplina "sociale" e per l'urban landscape si ritrova in De Haan, un decalogo di "ritratti"delle architetture civili dell'omonima cittadina belga. Mimetizzato in lontananza, il tratto affiora lentamente allo sguardo, sovrastato, schiacciato dal peso di geometrie astratte e dalla natura plastica dell'installazione. Prendendo le distanze da un'idea romantica del viaggio, Raffaella Crispino lucidamente schernisce il clichè dei paesi del Sud - Est Asiatico utilizzando gli itinerari della Lonely Planet, massima icona di un turismo globalizzato, come metafora delle strategie di guerra, o offrendo, con disarmante semplicità e intellettuale obiettività, il "panorama" da una casa palestinese, ponendoci di fronte ad un vero e tangibile segno di colonialismo contemporaneo.
Il viaggio è dunque una ricerca intima, un errare spirituale prima che reale, perché in fondo si sperimenta sempre e soltanto se stessi (F. Nietzsche).
200 Différents Oiseaux
Adriana Rispoli
200 Différents Oiseaux
press release
solo exhibition
1/9unosunove, Rome
22nd September - 12th June 2011
versione italiana
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200 Différents Oiseaux
Adriana Rispoli
200 Différents Oiseaux
communicato stampa
mostra personale
1/9unosunove, Roma
22 Settembre - 12 Novembre 2011
english version
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